Svolta nel giallo di Poredenone: Il militare Giosuè Ruotolo e la sua fidanzata Rosaria Patrone sono stati arrestati

Svolta nel giallo di Pordenone: arrestati Giosuè Ruotolo, 26 anni, e la sua fidanzata Rosaria Patrone, 24. Gli inquirenti ritengono così di aver risolto il mistero sulla morte di Trifone Ragone e Teresa Costanza, assassinati il 17 marzo 2015. Da tempo i due erano indagati.

 


arrestati_giosue_ruotolo_e_rosaria_patrone645-200x102I due fidanzati erano indagati da tempo. Secondo le accuse Giosuè Ruotolo avrebbe ucciso la coppia, invece, Rosaria Patrone deve rispondere di favoreggiamento e quindi destinata a scontare la pena ai domiciliari a Somma Vesuviana. Mentre il compagno, prelevato dalla caserma Mittica della Brigata Ariete, è stato trasferito al carcere di Belluno. Il gip di Pordenone Alberto Rossi ha così accolto la richiesta dei pm, che un mese fa aveva chiesto l’arresto dei due, motivando la decisione in base ad un fascicolo contenete un centinaio di pagine.

La vicenda raccontata dagli inquirenti: Trifone Ragone e Teresa Costanza furono freddati all’uscita della palestra con tre proiettili sparati a bruciapelo che colpirono entrambe le vitime. In primo luogo e secondo i primi accertamenti fatti dagli esperti, si ipotizzava che il delitto fosse stato commesso da un professionista. Decisivo fu il ritrovamento di una Beretta nel laghetto vicino alla palestra. Fu allora che l’indagine ebbe una svolta che portò gli inquirenti a scavare sulla vita privata delle vittime in relazione con quella di Giosuè Ruotolo. Avrebbe deciso di agire in seguito ad una violenta lite avuta con Trifone, negata sempre dal militare, quando a Teresa giunsero dei messaggi da un falso profilo Facebook in cui la si avvertiva dei presunti tradimenti del fidanzato. Teresa invece sarebbe stata uccisa perché, sempre secondo le accuse, avrebbe potuto smascherare Ruotolo.

L’arresto ha stupito gli avvocati degli indagati. Dice Roberto Rigoni, legale del militare: “L’arresto del mio assistito ci coglie completamente di sorpresa. Sono passati sei mesi dall’iscrizione del registro degli indagati e non capiamo quali circostanze possono essere mutate rispetto ad allora per giustificare questo provvedimento. Paradossalmente ci fa uscire da una situazione di sospensione in cui eravamo tenuti dalla fine di settembre senza poter accedere in alcun modo agli atti dell’inchiesta. Siamo sempre più persuasi di poter dimostrare la sua estraneità ai fatti e proprio l’accesso agli atti ci garantirà un contradditorio e la spiegazione ai punti interrogativi sollecitati dall’accusa”.


FONTE: www.oggi.it

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