Rinite allergica. Il paradosso? È una cosa seria, non mi curo.

Gli italiani la considerano un patologia fastidiosa e seria, ma si curano a modo loro. Il servizio sanitario non rimborsa i farmaci. Così soltanto una piccola fetta dei 6 milioni di persone che soffrono di rinite ottiene reali benefici dalla terapia. Ma sono in arrivo novità


blowing-noseMangiare senza gustare il cibo, non riuscire a prendere sonno o svegliarsi nella notte perché non si riesce a respirare, convivere con tonnellate di fazzoletti e starnuti.

Chi convive con la rinite allergica lo sa bene: i fastidi che provoca sono una presenza costante che peggiora la qualità di vita per lunga parte dell’anno. Spesso per tutto l’anno. Basta un ambiente chiuso o un po’ di vento di troppo e anche i periodi protetti possono diventare un incubo.

In Italia di rinite allergica soffrono oltre 6 milioni di persone, in pratica più di un italiano su dieci. Sono per lo più giovani (oltre il 50% è under 44 anni), con una leggera prevalenza al femminile (le donne colpite sono il 55% contro il 45% degli uomini) e quasi il 40 per cento soffre del disturbo in modo cronico e persistente, con picchi in coincidenza della stagionalità pollinica (primavera e inizio autunno). Numeri che ne fanno la malattia cronica più diffusa.

Nonostante ciò si fa fatica a considerarla una malattia vera e propria: spesso ci si rassegna convivendo con i fastidi.

Non è solo questione di fiuto
A scattare una fotografia della rinite allergica in Italia è ora un’indagine realizzata da Gfk Eurisko per Meda Pharma, che ha indagato non solo la diffusione della patologia, ma anche l’impatto sul vissuto dei pazienti.

Ne esce un ritratto completo. I sintomi più frequenti, tanto per cominciare: quelli nasali sono i più diffusi (con congestione e prurito per il 70% del campione, starnuti per il 63% e naso che cola per il 60%), seguono quelli oculari (prurito per il 46% e lacrimazione per il 42%) e quelli respiratori, con più di un terzo del campione che riferisce difficoltà a inalare l’aria.

«È interessante notare che a confermare i sintomi sono anche i familiari dei pazienti», dice Stefania Fregosi di Gfk Eurisko. «Che però citano con più frequenza russamento notturno e nervosismo/irritazione».

Dati, questi ultimi, che riportano agli effetti sul vissuto quotidiano dei pazienti: tra le attività maggiormente compromesse dalla rinite la possibilità di stare all’aria aperta è al primo posto seguito dall’impossibilità di dormire bene e dalla difficoltà a svolgere attività fisica.

E se essere in pratica impossibilitati a stare all’aria aperta in alcuni periodi dell’anno è un disagio e un dispiacere, la carenza di sonno può diventare invece un problema più serio, che nel lungo periodo può produrre effetti importanti sia sulla vita sociale, e in particolare lavorativa, dei pazienti sia sullo stato di salute complessivo.

Chi soffre di rinite allergica ammette di non riuscire a dare il massimo nel lavoro per circa 8 giorni al mese. Il 14 per cento di quanti soffrono di rinite riferisce di aver perso dei giorni di lavoro a causa della rinite. Il nuovo fenomeno, però, è quello di chi sta male ma non salta un giorno di lavoro: è il cosiddetto presentismo che non fa poco bene alle aziende né al lavoratore. Basterà pensare che chi soffre di rinite allergica ammette di non riuscire a dare il massimo nel lavoro per circa 8 giorni al mese.

Messi insieme i due fenomeni – le assenze per malattia e la presenza sul lavoro anche se si è poco produttivi – si stima che la rinite allergica abbia un costo di 7,33 miliardi di euro l’anno solo in Italia.

Ben più seri sono però gli effetti sulla salute: la scarsa qualità di sonno è un fattore di rischio noto per l’insorgenza di malattie cardiovascolari, obesità, diabete. E questi si vanno a sommare al rischio di asma che è fino a quattro volte più alto in chi soffre di rinite.

Un disturbo preso sotto gamba
Sono sufficienti questi numeri per comprendere che la rinite è un ospite molesto con cui è meglio non convivere. Eppure continua a essere sottovalutata.

«C’è da ammetterlo: la rinite allergica è una malattia negletta», dice il presidente della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic), Giorgio Walter Canonica.

La considera una patologia poco seria il servizio sanitario che non riconosce la rimborsabilità dei farmaci con cui è trattata e la prendono sotto gamba i pazienti. Sono sempre i numeri di Gfk a dirlo: tre persone su quattro non esitano a definire il disturbo come molto o estremamente fastidioso e uno su due lo reputa molto o estremamente serio. Ma ad assumere farmaci è solo il 60 per cento di quanti ne soffrono.

Non solo. La maggior parte lo fa in maniera inadeguata: il 56 per cento si cura solo per brevi periodi o addirittura pochi giorni (32%), il 53 per cento si dimentica o sospende le terapie. Non stupisce, dunque, che solo il 13 per cento si dichiari molto soddisfatto dell’attuale terapia e, tra quelli poco soddisfatti, quasi quattro su dieci pensano che sia impossibile ottenere risultati migliori. In pratica sono rassegnati a convivere con la rinite.

«Il paziente si cura se capisce la malattia che ha» «Il paziente si cura se capisce la malattia che ha», dice ancora Canonica. «E la rinite è una malattia che ha dietro una reazione infiammatoria che non si può risolvere con una sola pillola».

Per questo sospendere il trattamento appena si ha un minimo giovamento è una strategia che non porta da nessuna parte. «Ne hanno preso atto anche le Società scientifiche che cominciano a rigettare l’idea dell’assunzione dei farmaci al bisogno a favore di un approccio che prevede che il trattamento sia protratto per tutta la durata dell’esposizione all’allergene», aggiunge.

Nuovi strumenti
Intanto si affacciano nuovi strumenti che potrebbero portare a fare un passo avanti al controllo della rinite. Sembrerà strano, ma il primo nemico di chi ne soffre è l’abitudine: ha imparato a convivere con i sintomi e dunque fatica a quantificarne l’entità e a comunicarla al medico. Così si ha difficoltà a impostare un corretto trattamento.

A risolvere il problema potrebbe essere una nuova scala di misurazione visivo-analogica (Vas): uno strumento semplice, ma validato scientificamente.

Si tratta di una semplice “barra” graduata su cui il paziente deve indicare la percezione dell’entità dei sintomi.

«Questo sistema di valutazione è alla base di una nuova app gratuita, Diario dell’allergia, sviluppata insieme agli esperti del gruppo Macvia Aria», dice Canonica. Grazie alla app gli utenti possono tenere quotidianamente traccia dei sintomi della rinite. Ciò consente di comprendere quando i disturbi sono controllati dalla terapia.

Su questo fronte, poi, un passo avanti potrebbe arrivare da un nuovo spray nasale a base di azelastina e fluticasone proprionato: la prima è un antistaminico che agisce bloccando gli effetti delle sostanze prodotte dal corpo in seguito a una reazione allergica, il secondo è un corticosteroide che riduce l’infiammazione.

Gli ottimi risultati ottenuti dal farmaco nelle sperimentazioni cliniche finalizzate alla registrazione sono stati non solo riprodotti ma addirittura migliorati in studi clinici condotti “real life”, cioè su pazienti osservati nella loro quotidianità. Studi, in cui «il farmaco ha mostrato un’insorgenza di azione rapida e una persistenza dell’efficacia», conclude Canonica.


FONTE: www.healthdesk.it

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