Mozart e Strauss hanno effetti benefici sulla pressione

Non tutta la musica arriva al cuore. Ma Mozart e Strauss abbassano la pressione. I brani classici rallentano il battito cardiaco e abbassano la pressione, sia la sistolica che la diastolica. Le canzoni degli Abba, per esempio, non hanno lo stesso effetto.


violin

a cura di Giovanna Dall’Ongaro

La notizia lascerà indifferenti gli esperti di musica classica, qualcuno potrebbe anche storcere il naso. A nessun musicologo verrebbe mai in mente di giudicare la sinfonia n.40 in sol minore di Mozart in base agli effetti che ha sulla pressione sanguigna di chi l’ascolta. Ma Hans-Joachim Trappe e Gabriele Volt dell’Università della Ruhr a Bochum sono cardiologi, non insegnano al conservatorio, e valutare se le opere del compositore austriaco fanno bene al cuore e al sistema cardiovascolare è tra gli obiettivi dei loro recenti studi.

Nell’ultimo di questi, pubblicato su Deutsches Ärzteblatt International, i ricercatori tedeschi dimostrano che Mozart e Strauss hanno un potere terapeutico inaspettato: rallentano il battito cardiaco e abbassano la pressione sanguigna. Tutto ciò non accade ascoltando gli Abba, per esempio.

A dimostrarlo ci ha pensato un esperimento che ha coinvolto 120 persone tra i 25 e i 75 anni non sottoposti a cure mediche con un cuore sano e una pressione nelle norma (non superiore a 140/90 mmHg). Tutti sono stati radunati in una stanza dalla temperatura confortevole e fatti accomodare su comode chaise longue. 60 di loro hanno ascoltato della musica per 25 minuti, suddivisi in tre sottogruppi accompagnati rispettivamente dalle note di Mozart, di Strauss e degli Abba, mentre l’altra metà dei partecipanti, nel ruolo di gruppo di controllo, ha riposato in silenzio.

Tutti i partecipanti allo studio, all’inizio, erano stati sottoposti a un controllo del battito cardiaco, della pressione arteriosa e del livello di cortisolo, l’ormone dello stress. Gli stessi valori sono stati misurati alla fine dell’eperimento. Ebbene, i risultati permettono di fare la classifica della musica più terapeutica: Wolgang Amadeus Mozart al primo posto, seguito da Joahnn Strauss (figlio) e infine, senza grandi meriti, dagli Abba.

Mentre infatti tutti i brani ascoltati, comprese le canzoni del gruppo svedese anni Settanta, hanno contribuito ad abbassare il livello di cortisolo, solo Mozart e Strauss sono arrivati “dritto al cuore” degli ascoltatori. Le sinfonie del primo sono le più efficaci: il battito cardiaco rallenta sensibilmente, la pressione sistolica si riduce di 4,7 millimetri di mercurio (mmHg) e la diastolica di 2,1 mmHg. Le danze di Strauss non arrivano a tanto ma hanno comunque un effetto non trascurabile con un abbassamento di 3,7 mmHg della massima e di 2,9 mmHg della minima. La musica pop degli Abba non dà gli stessi risultati, forse anche per la presenza di un testo comprensibile che attiva le funzioni cerebrali ostacolando il completo rilassamento.

I ricercatori ipotizzano che gli effetti terapeutici della musica possano essere ricondotti a determinate caratteristiche dei brani: melodia piacevole e orecchiabile che si ripete periodicamente, pochi cambiamenti di ritmo e di toni, assenza di parole cantate, notorietà e riconoscibilità.

Inoltre, i cardiologi tedeschi sono convinti che i benefici ricevuti dall’ascolto non dipendono dai gusti musicali degli ascoltatori.

Mozart “fa bene” anche a chi generalmente ascolta i Red Hot Chili Peppers.


FONTE: www.healthdesk.it

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